Il 16 novembre Papa Francesco ha inviato un importante messaggio al Presidente della Pontificia Accademia per la vita in occasione del Meeting Regionale Europeo della “World Medical Association” sulle questioni del “fine-vita”. Il testo ufficiale è stato pubblicato poi sul Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede ed è consultabile in rete all’indirizzo www.news.va/it/source/press-office.
Il documento entra, in maniera ufficiale e chiara e per voce dello stesso Santo Padre, nel merito di tutti i problemi che sono sul tappeto del dibattito che alla Camera ruota intorno al disegno di legge sul fine-vita, già approvato a larga maggioranza al Senato ma che qui si sta scontrando con uno sbarramento di varie migliaia di emendamenti che hanno il chiaro scopo di impedirne l’approvazione. Il Papa, pur senza dire sostanzialmente nulla di nuovo rispetto a precedenti documenti del Magistero della Chiesa, afferma in questo momento parole chiare che riconfermano il rifiuto dell’eutanasia ma la distinguono nettamente da altre pratiche sanitarie che,non avendo come l’eutanasia l’obiettivo di procurare la morte del malato, non devono in nessun caso essere accostate ad essa. Se colleghiamo questa affermazione con la conferma che “le decisioni devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacità”, è implicita la conferma della liceità per il morente di decidere quali trattamenti sanitari accettare o rifiutare. Resta irrinunciabile l’imperativo a non abbandonare mai il malato perché “se non possiamo sempre garantire la guarigione, della persona vivente possiamo e dobbiamo sempre prenderci cura : senza abbreviare noi stessi la sua vita, ma anche senza accanirci inutilmente contro la sua morte”, cui segue l’elogio della medicina palliativa che si fa carico di accompagnare il malato fino alla morte garantendogli tutte le cure in grado di alleviarne la sofferenza e mantenendo la migliore qualità della vita possibile. Il documento si conclude con affermazioni tanto ovvie quanto fondamentali, lapidarie in bocca al Papa : “argomenti delicati come questi vanno affrontati con pacatezza : in modo serio e riflessivo, e ben disposti a trovare soluzioni – anche normative – il più possibile condivise”, “occorre tener conto della diversità delle visioni del mondo, delle convinzioni etiche e delle appartenenze religiose, in un clima di reciproco ascolto e accoglienza”, ” d’altra parte lo Stato non può rinunciare a tutelare tutti i soggetti coinvolti, difendendo la fondamentale uguaglianza per cui ciascuno è riconosciuto dal diritto come essere umano che vive insieme agli altri in società”.
Se il documento, pur nella sua autorevolezza e in modo così chiaro e netto, non dice nulla di sostanzialmente diverso da quanto già affermato dalla Chiesa Cattolica da almeno 50 anni, penso sia importante chiedersi perché il Papa lo pubblica proprio in questo momento? E a chi è destinato in prima battuta? A mio parere soprattutto il finale risponde a queste domande e individua i primi chiamati in causa in coloro che, pur di portare acqua al loro mulino, non esitano a fare affermazioni semplicemente false e folli come l’equiparazione DAT=eutanasia o che, invece di cercare soluzioni il più ampiamente condivise, vorrebbero imporre posizioni ideologiche settarie ad un mondo che è ideologicamente variegato, multietnico e multiconfessionale.
Non resta che sperare che le riflessioni offerte dal Papa e così coraggiosamente pubblicate in un momento tanto significativo, ottengano il risultato di essere d’aiuto non solo ai partecipanti al Meeting ma, soprattutto, a tanti parlamentari che alle luce di quelle parole dovrebbero correggere il loro linguaggio e le loro argomentazioni.